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Home » News » Webzine » Spazio Aperto » La sottile linea tra satira e ...
giovedì 08 gennaio 2015
La sottile linea tra satira e rispetto del sacro - Le radici dell'orrore
letture: 4060
Una delle vignette della rivista Charlie Hebdo
Una delle vignette della rivista Charlie Hebdo
Spazio Aperto: La strage compiuta ieri a Parigi, con l'assalto di attentatori alla redazione della rivista Charlie Hebdo, simbolo della satira più feroce e blasfema, non potrà essere dimenticata: le numerose vittime, la forza delle immagini e delle registrazioni - oltre ad uno choc planetario con pochi precedenti - lo impediranno. Rischiano invece di essere dimenticati, e forse lo sono già, i fatti che hanno preceduto tanto orrore e che, almeno in parte, lo riguardano. Fatti che per esempio dicono come Charlie Hebdo - periodico aggressivo con tutti, in particolare con le religioni (una volta la Santissima Trinità venne raffigurata come un'orgia omosessuale a tre) - non fosse nel mirino solo degli islamici fondamentalisti, se davvero tali erano, che ieri sono entrati così spietatamente in azione.
Una delle vignette della rivista Charlie Hebdo
Una delle vignette della rivista Charlie Hebdo
Correva l'anno 2006 infatti quando, per la prima volta, non Al-Qāʿida né l'Isis bensì l'Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia e la Grande moschea di Parigi sporsero denuncia contro Charlie Hebdo per avere ripubblicato le note vignette danesi su Maometto; un'accusa che, nel marzo 2008, la Corte d'appello parigina respinse spiegando che le vignette contestate, riferendosi «a una frazione e non all'insieme della comunità islamica» non costituivano «un oltraggio, né un attacco personale e diretto contro un gruppo di persone in virtù della loro appartenenza religiosa e non valicano il limite ammesso della libertà di espressione». Questo precedente non ci autorizza a fare di tutta l'erba un fascio - il mondo musulmano è multiforme, si sa - ma rende l'idea del clima ostile che, scherzando col fuoco, si è alimentato.

Un altro fatto dimenticato, o quasi, è il conseguente odio che il complottismo che immagina intelligence e trame segrete dietro ogni terrorista un lato, ed il buonismo propagandato non solo in Francia ma in tutta Europa dall'altro, hanno ostinatamente negato. Invece purtroppo l'odio contro l'Occidente ed il terrorismo di matrice islamica - che grazie a quell'odio prospera arruondo uomini e mozzando teste - esistono: e sono un problema che l'esistenza di parti meno estremiste del mondo musulmano, purtroppo, non basta ad eliminare. Vale la pena sottolinearlo perché i cadaveri, ieri, erano ancora caldi quando i soliti noti già chiedevano di stare tranquilli, di abbassare i toni, di non generalizzare; ma l'orrore è orrore, ed il tentativo di ridimensionarlo presentandolo come follia isolata è da irresponsabili.

Infine, un terzo ed ultimo aspetto da tenere presente è la profonda crisi - non economica ma spirituale - che, ormai da alcuni anni, attanaglia il mondo occidentale. Un mondo occidentale che incessantemente predica la libertà assoluta e che non si preoccupa, in nome della stessa, di dileggiare le religioni, in particolare il Cristianesimo. Un mondo occidentale - scrisse l'allora cardinal Joseph Ratzinger - che in nome di una autocritica senza limiti è arrivato a detestare anche ciò che di grande e puro, nel corso della propria storia, ha realizzato elevandosi a civiltà; ed accanto a questo, o forse proprio questo, si è radicata una mentalità politicamente corretta ed esterofila, che aprioristicamente applaude e giustifica qualsivoglia novità, biotecnologica o religiosa che sia.

I risultati di tutto questa sono una libertà impazzita e l'oscuramento di radici senza le quali la civiltà giorno dopo giorno appassisce, illudendosi di poter sopravvivere solo grazie a riforme politiche o a rinascite economiche peraltro sempre più difficili da realizzare. Non si vuole qui certo ridurre il Cristianesimo a religione civile né - ovvio - giustificare in alcun modo quanto accaduto ieri; ma è fondamentale una riflessione in tal senso per comprendere che, come cittadini europei, non possiamo chiedere e garantirci rispetto se non siamo i primi ad assicurarlo a noi stessi; che la nostra storia e le tradizioni che la compongono non sono feticci identitari, per così dire, ma linfa vitale, ingredienti indispensabili a quell'unità nei valori fondamentali che rimane ancora, fra tutti, il miglior antidoto all'odio.

http://giulianoguzzo.com
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L'orrenda strage dei giornalisti a Parigi, le nostre bugie buoniste e il coraggio della verità di un generale islamico

«Dove ci condurrà questa terza guerra mondiale che, come ha detto Francesco, "è già cominciata"? In qualsiasi momento e per qualsiasi "incidente" ci condurrà a una catastrofe».
Ed ecco che nella stessa mattinata di ieri il "qualsiasi momento" e "qualsiasi incidente" si è materializzato nell'orrenda strage dei giornalisti di Charlie Hebdo al grido di "Allah è grande". La rivista era da tempo nel mirino del terrorismo perché si è permessa di fare sistematica satira sull'islam e sul suo Profeta. Naturalmente così come dissacrava l'islam, Charlie Hebdo dissacrava tutte le altre religioni, cristianesimo ed ebraismo in testa (e d'altronde attaccare i cristiani, la Chiesa, i simboli giudeo-cristiani è oggi lo sport preferito in ogni posto del mondo). Ma solo l'islamismo ha dichiarato guerra ai dissacratori, alla satira, alla vita, al mondo. Solo gli islamisti associano «Allah è grande» all'«amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita».
E noi che adesso guardiamo con sgomento e paura alla capitale di certi nostri week-end, cosa vediamo in quella strada dei Lumi gonfia di orrore e di sangue? Vediamo, purtroppo, ancora poco. Abituati a essere forti e sprezzanti con i deboli e deboli e timorosi con i forti, i nostri cari leader ed élite europee ci hanno abituati a una dieta di idee che prevede sempre e comunque da una parte il disprezzo delle nostre tradizioni, ragione e libertà rimpiazzate dall'idolatria di un accomodante pacifismo e di uno sciocco relativismo, dall'altra il "rispetto" delle culture "altre", anche laddove esse manifestano tutto il loro rifiuto di integrazione e replicano con disprezzo a quanti li richiamano all'osservanza dell'ordine e della democrazia che li ospita.
Feroci con i nostri popoli (accusati puntualmente di razzismo e fascismo se mostrano disagio sociale e protesta politica per le prepotenze altrui), l'ordine che circola ad ogni livello delle società europee è mantenere la calma, il basso profilo, la comprensione - in nome di una equivoca "tolleranza" e "multiculturalità" - nei confronti di tutti quei soggetti e comunità che praticano nel cuore dell'Europa la sharia o il disprezzo degli infedeli; l'asservimento delle donne o l'ignoranza dei bambini. O tutte queste cose insieme. Ora, per l'ennesima volta, la realtà testarda ci è venuta a trovare. Tremende sono le immagini dell'eccidio parigino. Ma forse ancor più tremendo sarà il tentativo rimozione di chi, puntualmente, chiamerà in causa le "colpe dell'Occidente".
Ma insomma, siamo stufi di chiudere gli occhi, come ci sono stati chiusi da che Benedetto XVI pronunciò quel discorso a Ratisbona che provocò la sollevazione generale e l'indignazione unanime di cancellerie internazionali musulmane e cancellerie occidentali laiciste (francese compresa).

Ricordate? A un certo punto Benedetto XVI citò il dialogo tra un imperatore bizantino e un saggio musulmano, esponente di quella religione che di lì a poco avrebbe preso Bisanzio ed estirpato con la forza secoli di presenza cristiana. Chiedeva l'imperatore al saggio musulmano: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Si gridò allora allo scandalo. E si proseguì con i soliti distinguo tra "islam moderato" e "islam radicale".
Un distinguo tanto reale, ovvio, evidente, che ci ha fatto perdere di vista la realtà. Quella realtà che, paradossalmente, nei giorni scorsi ha avuto l'ardire di richiamarci e affermare proprio un autorevole leader islamico. E per di più parlando al cospetto dei più importanti dignitari religiosi del mondo islamico. La notizia era di un appeal straordinario. Eppure, a parte Avvenire, solo un vecchio giornalista ed ex ambasciatore (Sergio Romano) l'ha segnalata (sebbene nei limiti della rubrica delle lettere del Corriere della Sera). E infatti, dove si è mai visto - anche dalle nostre parti - il coraggio di entrare nella più importante università del mondo musulmano, la cairota Al Azhar, e contrastare apertamente addirittura la dottrina e le leadership della grande umma musulmana?
Ha detto ai supremi capi teologici dell'islam il generale Al Sisi: «È possibile che la nostra dottrina debba fare di tutta la umma una sorgente di ansietà, pericolo, uccisioni e distruzioni per il resto del mondo? È possibile che 1,6 miliardi di persone vogliano, per poter esse stesse vivere, uccidere il resto degli abitanti del mondo?». Altro che l'imperatore cristiano citato da Benedetto XVI! Vi immaginate cosa succederebbe se anche solo uno di noi, l'ultimo di noi, pronunciasse simili frasi in Europa o in America? Finirebbe linciato sui giornali e condannato nei tribunali per "incitamento all'odio e all'islamofobia".

Dunque? Dunque impariamo dal generale Al Sisi e dai milioni di musulmani che non odiano il resto del mondo, a pronunciare parole di realtà. E liberiamoci, una buona volta, dal giogo di pacifismo e relativismo con cui ogni giorno rigettiamo i musulmani tra le braccia delle loro dottrine e leader fanatici.
Non inizieremo ad affrontare mai il "momento" e l'"incidente" di una catastrofe sempre più incipiente, se non ricominciamo a dire le cose come stanno. Se non ricominciamo a dire che c'è un bene e che esiste una verità sull'uomo. Realtà. Il bene e il male. Verità. Tutte cose che impariamo dall'esperienza della vita, dai fatti e dall'esercizio della ragione sottomessa ai fatti. Non dalle utopie buoniste. Cose che non impariamo né dalla sharia dello Stato islamico, né dalla sharia dello Stato laicista. Essendo anzi entrambi alleati nella distruzione del mondo. Poiché il mondo non è fondato sulle teorie, siano esse religiose o scientifiche. Il mondo è fondato su quelle poche grandi realtà umane che sono la libertà di coscienza, la dignità della persona, l'alleanza e la differenza tra uomo donna, l'apertura alla vita, al suo significato, al suo destino buono di fede e speranza nel mondo, come ha scritto l'ebrea agnostica Hannah Arendt, «che trova forse la sua più gloriosa e efficace espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la "lieta novella": "Un bambino è nato fra noi"».
Ps. E impariamo da Benedetto XVI, omelia pronunciata a Monaco il 10 settembre 2006, due giorni prima della lectio magistralis all'univeristà di Ratisbona: «Le popolazioni dell'Africa e dell'Asia ammirano, sì, le prestazioni tecniche dell'Occidente e la nostra scienza, ma si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell'uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da insegnare anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio - il rispetto di ciò che per l'altro è cosa sacra. Ma questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio».

http://www.tempi.it

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Leviamo in alto la Croce

"Charlie Hebdo" è un giornale in cui, fin dalla sua fondazione, la satira è stata posta al servizio di una filosofia di vita anarchica e libertaria. Esso può essere considerato un'espressione estrema ma coerente del relativismo dell'Occidente contemporaneo. "Charlie Hebdo" è celebre per le caricature di Maometto pubblicate a partire dal 2006, ma non vanno dimenticate le immonde vignette blasfeme pubblicate nel 2012 per rivendicare l'unione omosessuale.

Il gruppo di terroristi che, il 7 gennaio 2015, ha sterminato la redazione di "Charlie Hebdo" è a sua volta un'espressione estrema, ma coerente, del mondo islamico e ha manifestato nella sua furia omicida, l'odio che l'Islam intero nutre nei confronti dell'Occidente.

Come non vedere in quest'episodio la prefigurazione del destino che attende l'Occidente, incapace di contrapporre all'Islam le proprie risorse spirituali e morali, e illuso sulla possibilità che il cedimento al pensiero relativista e la politica della mano tesa verso l'Islam possano scongiurare i pericoli che si addensano sul nostro futuro?

Il 4 dicembre 2012 la Fondazione Lepanto, l'Associazione Famiglia Domani e altri rappresentanti qualificati di gruppi e siti che operano nel mondo cattolico consegnarono al padre Federico Lombardi direttore della Sala Stampa Vaticana, 3.905 firme, per chiedere alla Santa Sede di elevare una protesta vibrante e fare i passi necessari presso il governo francese affinché mai più si ripetessero episodi di questo genere. Nell'appello si leggeva:

"Si può ancora tacere? Oscenità e blasfemia si confondono nella sordida provocazione di un giornale francese, autore di una vignetta in cui per rivendicare l'unione omosessuale, violazione estrema della legge naturale, si oltraggia in modo inammissibile la Santissima Trinità, mistero centrale della fede cristiana.

No, non è possibile mantenere il silenzio: è necessario che la Santa Sede esprima pubblicamente la sua indignazione, come stanno facendo tanti semplici cattolici in Francia e in Europa. E poiché Lei è portavoce della Santa Sede, a Lei ci rivolgiamo affinché si faccia nostro portavoce presso le supreme autorità ecclesiastiche, alle quali chiediamo di elevare una protesta vibrante e fare i passi necessari presso il governo francese affinché mai più si ripeta una vergogna del genere. Che la voce degli uomini si alzi prima della mano di Dio, che da nessuno può essere impunemente irriso (Gal. 6, 7)!"

Oggi il nostro dolore non deve essere solo per le vittime dei massacri, a Parigi e nel mondo intero, ma soprattutto per la trasgressione pubblica e sistematica della legge naturale e divina e per il silenzio di chi, di fronte a questa trasgressione e a questi massacri, avrebbe il dovere di levare la voce. Imitiamo Nostro Signore che piangeva su Gerusalemme, prevedendone la distruzione per i suoi peccati, e leviamo in alto la sua Croce, che è odiata e vilipesa dall'Islam e dal relativismo contemporaneo, ma che resta l'infallibile segno di lotta e di vittoria per ogni cristiano.

Fondazione Lepanto

postato da: Nuccio  


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