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Home » News » Latina » Formia » Le motivazioni della sentenza ...
venerdì 26 luglio 2013
Le motivazioni della sentenza di assoluzione di Zennaro, Fantasia e Telefree
letture: 3840
Fantasia Caruso Zennaro
Fantasia Caruso Zennaro
Formia: Il Giudice dott.ssa. Carla MENICHETTI con la sentenza con la quale assolve Delio Fantasia, Marcello Zennaro e Salvatore Caruso, descrive bene il clima di quei giorni e soprattutto racconta i fatti per quelli che sono e continuano ad essere e cioè il pessimo servizio che offre a noi cittadini. Ad esempio quando scrive che "Secondo un recente rapporto di Althesys, società di consulenza strategica, le condotte di Acqualatina S.p.a. perdono sino al 60% delle proprie risorse, benché nel 2003 siano stati garantiti ben 130 milioni di euro di fondi pubblici per l'ammodernamento proprio della rete idrica, con l'obiettivo di ridurre le perdite ad un massimo dell'11%, investimento che fa parte di un piano di ammodernamento più generale dell'intera rete idrica nazionale, denari che sono stati spesi anche per i dearsenificatori, dato che per anni l'acqua fornita ai cittadini era contaminata dall'arsenico."


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI LATINA

SEZIONE DISTACCATA DI GAETA

in composizione monocratica,

il Giudice dott.ssa. Carla MENICHETTI alla pubblica udienza del 20 MAGGIO 2013 ha pronunciato e pubblicato la seguente

SENTENZA

Nei confronti di:

1. FANTASIA Delio,
2. ZENNARO Marcello,
3. CARUSO Salvatore,

LIBERI PRESENTI

IMPUTATI

artt. 110, 595 co. I, II e III C.P. - 57 C.P. - 13 Legge 47/48 per aver, in concorso tra loro, il FANTASIA e lo ZENNARO quali autori dell'articolo e il CARUSO quale responsabile del sito web, offeso la reputazione di MORANDI Silvano e BESSON Raimondo, rispettivamente Amministratore delegato e Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione della "Acqualatina S.p.A." pubblicando sul sito www.telefree.it articolo dal titolo "Ci vuole la faccia come il culo" nel quale, facendo riferimento procedimento penale nei confronti dei predetti nelle loro qualità, sopra indicate, qualificavano "l'ammucchiata di mariuoli e delinquenti arrestati il 23 gennaio scorso continuano ad essere accusati di associazione a delinquere e di un'altra decina di reati penali', riferivano in senso ironico "stupro con aggravante do sodomiti' ed ancora "le decine di migliaia di famiglie vessate restano dei delinquenti e concludevano usando termini gravemente offensivi , segnatamente "mariuoli, delinquenti, Banda Bassotti' .

In Scauri di Minturno il 22.08.2008



Con l'intervento del P.M. avv. Milena MASSA da LATINA e dei difensori di fiducia:

Avv. Mattia APREA, di fiducia per il l°e 2°imputato

Avv. Grazia VOLO di fiducia della PC assente, con delega avv. Valerio LOMBARDI

Avv. Mario PAONE, di fiducia per il 3°imputato





Le parti hanno concluso come segue:

Il PM per Fantasia e Zennaro chiede la condanna previa concessione delle attenuanti generiche, a mesi 4 di reclusione ciascuno; per Caruso Salvatore chiede l'assoluzione ai sensi art. 530, 2°CPP.

Il difensore della parte civile si riporta alle conclusioni e nota spese scritte e depositate e chiede la condanna di tutti e tre gli imputati con provvisionale di €. 10.000, ciascuno per ciascuna parte offesa.

L'avv. Mario Paone, per l'imputato Caruso, chiede l'assoluzione con formula ampia per ogni reato a lui ascritto.

L'avv. Mattia Aprea , per Fantasia e Zennaro, chiede l'assoluzione per entrambi con formula piena,



SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

In data 19 dicembre 2008 Silvano Morandi e Raimondo Besson depositavano presso la Procura deila Repubblica di Latina atto di denuncia-querela esponendo: che in data 23 gennaio 2008, unitamente agli altri membri del Consiglio di Amministrazione della Acqualatina S.p.a., erano stati destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Latina applicativa degli arresti domiciliari in relazione ai reati di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falso; che in data 4 febbraio 2008 il Tribunale della Libertà di Roma aveva annullato tale ordinanza, disponendo la immediata liberazione degli arrestati; che la Corte di Cassazione, adita con ricorso della Procura della Repubblica, nella camera di consiglio del 7 ottobre 2008 aveva confermato la pronuncia del Tribunale; che in data 8 ottobre 2008, su un blog locale denominato www.TeleFree.it era apparso un articolo a cura dei giornalisti Delio Fantasia e Marcello Zennaro dal titolo "Ci vuole la faccia come il culo" in cui, nel commentare la notizia asseritamente appresa dai media locali dell'assoluzione dei vertici della società Acqualatina da parte della Corte di Cassazione, affermavano testualmente "L'ammucchiata di mariuoli e delinquenti arrestati il 23 gennaio scorso continuano ad essere accusati di associazione a delinquere e di un'altra decina di reati penali" ed ancora "La Cassazione, senza entrare nel merito delle questioni, ha solamente accolto la richiesta dei difensori di Morandi, Besson e complici, di revoca della misura di restrizione cautelare"; che nel testo ci si sofferma ancora ironicamente sul punto che dai reati contestati mancherebbe solo quello di "stupro con aggravante di sodomia" e che gli esponenti "per le decine di migliaia di famiglie vessate restano dei delinquenti"; che le frasi riportate e tutto l'articolo risultano gravemente lesivi della reputazione e dell'onore dei querelanti, nonché dell'affidabilità commerciale della società Acqualatina S.p.a. da loro rappresentata, per la descrizione distorta della realtà dei fatti e del contenuto delle pronunce giudiziali, con palesi invettive aventi ad oggetto considerazioni personali che esulano da ogni limite di continenza del diritto di cronaca e/o del diritto di critica, anche per l'utilizzo di termini offensivi quali mariuoli, delinquenti, Banda Bassotti; che la Suprema Corte, proprio relativamente ad un caso di diffamazione attraverso l'uso di Internet, ha stabilito con sentenza n.31392/2008 che per ritenere o meno integrato il reato di diffamazione "bisogna accertare se sono stati rispettati i parametri elaborati in tema di diritto di cronaca dalla giurisprudenza, vale a dire se l'argomento fosse di rilevanza sociale, se fosse stata fornita un'informazione rispondente alla verità obiettiva (nei limiti in cui ciò sia accertabile), se fossero state utilizzate espressioni corrette (o almeno tollerabili per i correnti livelli di decenza espressiva)". Tanto premesso, chiedevano la punizione per il delitto di diffamazione aggravata dall'attribuzione di fatti determinati nei confronti di Delio Fantasia e Marcello Zennaro nonché ai sensi dell'art.57 c.p. del Direttore Responsabile del blog www.TeleFree.it.

Gli odierni imputati venivano quindi tratti a giudizio di questo Tribunale per rispondere del reato loro ascritto.
Verificata la regolare costituzione delle parti ed esaurita l'istruttoria dibattimentale, all'esito di discussione orale la causa è stata decisa come da dispositivo letto in udienza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ad avviso dei giudicante la condotta degli imputati ai fini dell'accertamento della fattispecie criminosa in oggetto non può essere valutata unicamente in base alle espressioni usate nell'articolo apparso su TeleFree ma va inserita in un contesto più ampio, afferente alle modalità di gestione da parte di Acqualatina S.p.a. - nata con il 51% di capitale detenuto dai comuni ed il 49% di capitale direttamente sottoscritto dal socio privato di minoranza risultato essere un RTI - del Servizio Idrico Integrato nell'Ato4 (ambito territoriale ottimale) del Lazio Meridionale.

Nei Comuni serviti da tale gestore sono infatti da anni sorti Comitati spontanei di lotta contro Acqualatina (si citano, a mero titolo esemplificativo, Formia, Gaeta, Anzio, Aprilia), destinatari di numerose segnalazioni di gravi disservizi da parte dei cittadini, che lamentano la incuria nella manutenzione e messa in sicurezza dei canali di scolo, la mancanza di interventi finalizzati al miglioramento della rete idrica, la "proverbiale" inefficienza della società nonostante continui aumenti delle bollette (il Comitato Acqua pubblica di Aprilia parla di un aumento delle tariffe dal 2004 del 130%), ripetuti blackout idrici e successiva torbidità dell'acqua in caso di avverse condizioni metereologiche.

Secondo un recente rapporto di Althesys, società di consulenza strategica, le condotte di Acqualatina S.p.a. perdono sino al 60% delle proprie risorse, benché nel 2003 siano stati garantiti ben 130 milioni di euro di fondi pubblici per l'ammodernamento proprio della rete idrica, con l'obiettivo di ridurre le perdite ad un massimo dell'11%, investimento che fa parte di un piano di ammodernamento più generale dell'intera rete idrica nazionale, denari che sono stati spesi anche per i dearsenificatori, dato che per anni l'acqua fornita ai cittadini era contaminata dall'arsenico.

A questo malcontento locale, da cui non si può prescindere per addivenire alla esclusione dell'elemento psicologico del delitto di diffamazione, deve aggiungersi che Acqualatina S.p.a. è stata chiamata in giudizio davanti al Tribunale Civile di Latina nell'anno 2006 dal Movimento Cittadinanza Onlus per la declaratoria di vessatorietà di alcune clausole del Regolamento del servizio idrico integrato, ai sensi degli artt. 37 e 140 del D.lgs.n.206/2005.

Il processo si è concluso con la declaratoria di vessatorietà delle seguenti sei clausole:

n.10 - per significativo squilibrio tra gestore ed utente dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, negando all'utente la possibilità di somministrazioni plurime e concedendo invece al primo di allacciare a derivazioni esistenti più clienti; n.14 - per incongruità della penale, di importo oggettivamente eccessivo che viene posto a carico dell'utente che non comunichi il subentro nell'utenza a prescindere dalle ragioni della mancata comunicazione;

n.16 - in quanto prevede in caso di mancato pagamento di due fatture, la sospensione della somministrazione e l'addebito al cliente delle spese di. sospensione e di riattivazione, nonché di una penale, prescindendo anche in questo caso dai motivi del mancato pagamento, non necessariamente imputabili al cliente; n.17 - in quanto prevede a favore del gestore una clausola risolutiva espressa, escludendo il diritto del consumatore di opporre l'eccezione di inadempimento, in contrasto con l'art.33 del codice del consumo;

n.27 e n.28 - in quanto determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio degli obblighi e diritti derivanti dal contratto, escludendo la possibilità di intervento del predetto sulla scelta di collocazione dell'apparecchio che il gestore ritenga di dover spostare e prevedendo che lo stesso nulla possa pretendere per eventuali modifiche dell'impianto interno resesi necessarie a seguito dello spostamento, in tal modo esonerando da responsabilità il gestore, e stabilendo inoltre, in caso di manomissione, una serie di gravi conseguenze a carico del consumatore medesimo, tra le quali la sospensione della fornitura, a prescindere dalla imputabilità del fatto stesso.

Ai fini di contribuire a correggere gli effetti delle accertate violazioni, il tribunale disponeva ai sensi dell'art.140 del D.lgs.n.206/2005 la pubblicazione del dispositivo della sentenza sui quotidiani La Repubblica e Latina Oggi.

Lo strumento conoscitivo sin qui usato da questo giudicante nell'attività di ricostruzione del fatto si ritiene consentito in applicazione del tema dei fatti notori che, unitamente alle massime di comune esperienza, costituisce eccezione ai divieto, per il giudice, di fare ricorso alla propria "scienza privata". La oggettiva notorietà della pronuncia giudiziale, siccome pubblicata su quotidiani nazionale e locale, come pure delle notizie relative alla esistenza di Comitati di lotta spontanea ed alle loro iniziative contro il gestore Acqualatina S.p.a., non fa venire meno infatti la garanzia del contraddittorio, così da non offrire alle parti l'occasione per sollevare eventuali questioni sul punto in sede di gravame. Lo stesso legislatore del resto chiarisce come l'art.192, comma primo, c.p.p. implichi che nella motivazione della pronuncia debba comparire Pindicazione dei criteri di valutazione (massime di esperienza) utilizzabili per vagliare il fondamento della prova" (così la Relaz.prog.prel.c.p.p. in G.U. 24.10.1988, n.250 Suppl.ord.n.2 pag.61).

In questo contesto di diffuso e profondo malcontento per inefficienza del servizio, aumento delle tariffe e vessatorietà di parte delle clausole contrattuali, venivano emesse dal GIP di Latina nei confronti di numerosi soggetti, tra cui le odierne parti civili Silvano Morandi e Raimondo Besson, ordinanze custodiali ed interdittive ritenendo sussistente il fumus dei reati di cui agli artt. 416 e 323 c.p.p. (ipotizzati oltre a quelli di cui agli artt. 479, 640 bis, 356 e 640 c.p.) ed il conseguente pericolo di reiterazione criminosa; tali ordinanze venivano integralmente annullate dal Tribunale del Riesame giusta decisione del 4.2.2008 per assenza del profilo di garvità indiziaria richiesto ed in particolare per assenza di dolo; la Corte di Cassazione, respingendo l'impugnativa della Procura di Latina, confermava in data 7 ottobre 2008 la decisione del Riesame; seguiva la richiesta di archiviazione formulata in data 18.11.2008.

Nel disporre l'archiviazione, con provvedimento 5 gennaio 2009, il Gip così testualmente argomentava: "le condotte contestate agli indagati - sulla cui storicità nessuno ha posto dubbi - nella duplice veste di amministratori di Acqualatina e delle singole società costituenti' il soggetto unico Idroaltina S.r.l. hanno di fatto assicurato ai soci privati contratti con produzione di profitti ultronei e maggiorati rispetto a quanto fosse originariamente stabilito nella Convenzione di gara, con reale sofferenza per il socio pubblico che si vedeva costretto a coprire eventuali perdite dì esercizio derivanti dall'entità dei costi dei corrispettivi riconosciuti nei contratti affidati, non sempre garantiti dalle entrate collegate alle tariffe imposte per il servizio idrico integrato....Se tali condotte, in quanto difettose sotto il profilo dell'elemento soggettivo, non sono idonee ad integrare condotte penalmente rilevanti, appaiono quanto meno spregiudicate nella gestione di un servizio pubblico avente ad oggetto un bene essenziale come l'acqua: un servizio gestito in regime di monopolio con delega da parte degli Enti Pubblici coinvolti di ogni gestione e controllo. I risultati in atti hanno evidenziato una serie di incongruenze e risultati fallimentari, il cui peso è stato del tutto sopportato dalla collettività pubblica, che meritano una valutazione sotto il profilo della eventuale sussistenza dell'illecito contabile, per il quale il legislatore ha richiesto, a titolo di elemento psicologico, la colpa.,..La mancata resa del servizio costituisce già di per sé danno patrimoniale ravvisabile sia nel costo generale sopportato ingiustamente dalla P.A., sia nell'alterazione del rapporto sinallagmatico tra resa dell'attività lavorativa e/o erogazione del servizio, e corrispettivo pattuito. In quest'ottica si sottolinea come io stesso Tribunale del Riesame ha gettato inquietanti interrogativi...sulla condotta degli Amministratori dei Comuni facenti parte dell'ATO e della Provincia di Latina, per aver sopportato costi di gestione del servizio, attraverso i conferimenti di parte pubblica, a fronte di una perseverante condotta di abuso".

Quindi un giudizio molto critico e certamente autorevole nei confronti, in particolare, di Acqualatina S.p.a.

Temporalmente l'articolo incriminato esce sul sito TeleFree in data 8 ottobre 2008, dopo che, spiega l'imputato Delio Fantasia nel corso dell'esame dibattimentale, a seguito di una notizia apparsa sul giornale che parlava dell'assoluzione dei vertici di Acqualatina da tutte le imputazioni che avevano portato al loro arresto nel gennaio 2008. Dalla lettura del testo in realtà si era appreso che non vi era stata alcuna assoluzione - prosegue il Fantasia - ma solo la revoca della misura degli arresti domiciliari. Di qui l'attacco ("falso, falso, falso") al giornale che aveva pubblicato la notizia dicendo "tutti assolti, tutti lindi e puri". Quanto poi alle frasi incriminate l'intenzione era quella "facciamo prima a dire di cosa non sono stati accusati piuttosto che fare l'elenco delle accuse", tenuto conto della gravità dei capi di imputazione, ed era stato utilizzato un livello di comunicazione "diretta e anche efficace...secondo la rabbia che contraddistingue i componenti del Comitato contro Acqualatina". A specifica domanda sul punto, il Fantasia ha spiegato di essere un componente del Comitato spontaneo di lotta contro Acqualatina nato nel 2003 e nel novembre 2007 di aver deliberato, quale Consigliere comunale di maggioranza del Comune di Formia, di uscire da Acqualatina. Al momento degli arresti nel gennaio 2008 vi era stata dunque una sorta di esultanza e di soddisfazione rispetto ai principi della lotta portata avanti contro il ruolo che le persone indagate rappresentavano in quel momento, senza alcuna volontà di "infierire umanamente" nei riguardi di soggetti del tutto sconosciuti.

Da queste dichiarazioni emerge non solo la particolare animosità tra le parti, dovuta agli aumenti tariffari ed al gravissimo problema idrico della potabilità dell'acqua, ma la oggettiva circostanza che i due autori dell'articolo incriminato non sono giornalisti in senso tecnico, dotati di una preparazione professionale specifica e consapevoli dei limiti che incontra l'esercizio del diritto di cronaca dal punto di vista giuridico, ovvero dei principi di continenza, rilevanza sociale della notizia e verità, ben noti agli operatori del settore delle comunicazioni a mezzo stampa, ma esponenti di un Comitato che reagisce con rabbia ad un evento vissuto come una sconfitta subita nello scontro sociale contro il "colosso idrico". Come già detto Delio Fantasia e Marcello Zennaro sono rappresentanti di un movimento cittadino che ritiene, a torto o a ragione, di essere vittima di soprusi e di subire un disservizio nella fruizione dell'acqua potabile, genere di prima necessità e sulla cui privatizzazione molto si discute anche in ambito nazionale dopo gli esiti del referendum sull'acqua pubblica.

Peraltro l'articolo non è stato pubblicato su un organo di informazione, ma su un social network locale, una multi-utenza che annovera oltre 12.000 iscritti che scrivono quotidianamente loro opinioni, notizie e commenti, come dichiarato dall'imputato Salvatore Caruso, titolare del dominio TeleFree.it.

Nel rispondere poi a quanto lamentato dalle parti civili sul fatto che ancora oggi è possibile leggere l'articolo, ha precisato il Caruso che la cancellazione deH'articolo o la eliminazione della notizia viene disposta solo su segnalazione da parte di chi ne abbia interesse e si appelli al "disclaimer", previo avviso all'utente che ha postato.

Nessuna richiesta in tal senso è mai pervenuta da Silvano Morandi e Raimondo Besson e dunque la permanenza dello scritto incriminato sul sito TeleFree e la possibilità di lettura da parte di chi vi acceda non può essere tuttora addebitata agli odierni imputati - come argomentato dal difensore delle parti civili - i quali hanno reagito all'epoca con particolare animosità ma non hanno reiterato nel tempo la loro condotta.

Passando all'analisi del testo, osserva il giudicante che la potenzialità offensiva di determinate parole o espressioni va valutata con riferimento al momento storico in cui le stesse sono adoperate: nel senso che l'uso di parole o espressioni che un tempo non era concepibile in un contesto sociale familiare o politico o perfino scolastico ed era idoneo a suscitare un senso comune di riprovazione e sdegno, può essere oggi normalmente accettato senza alcuna particolare reazione essendosi ormai diffuso in ogni campo il concetto di "parole in libertà", locuzione a cui più volte si fa richiamo per ridimensionare ovvero giustificare totalmente la valenza ingiuriosa o diffamatoria di parole ed espressioni "forti".

Ne consegue che la percezione individuale della offesa va rapportata al lessico proprio della collettività, di cui deve necessariamente tenersi conto allorquando si è chiamati ad esprimere dall'esterno un giudizio di merito.

Sicuramente parte delle espressioni usate dagli odierni imputati e certamente l'appellativo "ammucchiata di mariuoli e delinquenti" appare esorbitare dal limite della continenza; tuttavia, per quanto si è detto circa la gravità delle imputazioni che avevano condotto all'applicazione della misura custodiale nei confronti dei vertici di Acqualatina, l'allarme sociale derivato dall'essere stati così gravi reati contestati a soggetti che rappresentano la Società deputata alla distribuzione dell'acqua nell'Ato4 del Lazio Meridionale con il 51% di capitale pubblico, la qualifica soggettiva del Fantasia e dello Zennaro, non giornalisti ma esponenti di un Comitato di lotta, portano ad escludere una volontà diffamatoria e a considerare piuttosto lo scritto come una reazione sicuramente forte ma giustificata rispetto all'epilogo della vicenda giudiziaria vissuto come una sconfitta sociale non accettata.

Di qui l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato per difetto dell'elemento psicologico, che si estende al titolare del dominio TeleFree chiamato a rispondere della condotta omissiva di cui all'art.57 c.p.

P.Q.M.

Visto l'art.530 c.p.p., assolve Fantasia Delio, Zennaro Marcello e Caruso Salvatore dal reato loro ascritto perché il fatto non costituisce reato.

Motivi in giorni 90.

Gaeta, 20 maggio 2013
fonte: FormiaLibera.iT   di: Formia Libera


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