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Home » News » Webzine » Spazio Aperto » Il saluto di Benedetto XVI - N...
giovedì 28 febbraio 2013
Il saluto di Benedetto XVI - Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Crocifisso.
"Sono semplicemente un pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra".
letture: 3623
Sua Santità Benedetto XVI
Sua Santità Benedetto XVI
Spazio Aperto: Benedetto XVI non è più il Papa regnante. Alle 20.00 di giovedi' sera ha avuto termine il suo Pontificato, secondo la storica rinuncia comunicata meno di tre settimane fa, ed è iniziata la "sede vacante".
Stemma che indica la
Stemma che indica la "Sede vacante"
E nel giorno che segna un'epoca, e fa da spartiacque nella storia della Chiesa, Ratzinger rende atto di sottomissione al suo successore, promettendogli "incondizionata riverenza e obbedienza", e si definisce ormai "semplicemente un pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra". Le ultime ore da Pontefice, in una giornata che resterà negli annali, hanno visto Benedetto XVI sereno e sorridente, con un atteggiamento quasi da normale quotidianità, mentre intorno a lui si susseguivano manifestazioni di affetto e commozione. Nella Sala Clementina ai 144 cardinali presenti a Roma, dopo il saluto del cardinale decano Angelo Sodano, ha comunque detto parole venute dal cuore, sì, ma che allo stesso tempo indicano la strada per il dopo-Ratzinger. "Continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinché siate pienamente docili all'azione dello Spirito Santo nell'elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui", ha detto. "E tra voi, tra il Collegio dei cardinali - ha proseguito -, c'é anche il futuro Papa, al quale già oggi prometto la mia incondizionata riverenza ed obbedienza". Un'affermazione, questa, che sancisce, dinanzi al Sacro Collegio, come il nuovo Pontefice non dovrà sentirsi limitato né condizionato dalla presenza in vita di un "Papa emerito", come lo stesso Ratzinger ha chiesto di essere chiamato.
"La vostra vicinanza, il vostro consiglio, mi sono stati di grande aiuto nel mio ministero", ha detto ancora il Papa dimissionario. "In questi otto anni abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa assieme a momenti in cui qualche nube si è addensata nel cielo - ha aggiunto -. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale che è l'anima del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo e che solo può illuminare il cammino". E con ricordo anche dell'abbraccio della folla di ieri in Piazza San Pietro ha voluto sottolineare come la Chiesa non sia "un'istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realtà vivente". Essa, ha spiegato, "vive lungo il corso del tempo in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi, eppure nella sua natura rimane sempre la stessa". Ad uno ad uno Ratzinger ha stretto la mano a tutti i cardinali presenti, con cui ha scambiato parole di saluto. Momenti di grande commozione ci sono poi stati al'atto del congedo dal Vaticano, mentre il Papa, accompagnato da un mons. Gaenswein in lacrime, ha salutato i cardinali vicari Vallini e Comastri, il segretario di Stato Bertone, quindi gli altri presuli e il personale Vaticano prima di salire sull'elicottero che lo ha portato a Castel Gandolfo. E' dalla loggia del Palazzo sui Colli Albani, dove risiederà per due mesi prima di trasferirsi nell'ex monastero di clausura nei Giardini Vaticani, che Benedetto XVI ha pronunciato le sue ultime parole pubbliche da Papa. "Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del Creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto", ha detto ai fedeli che lo applaudivano dalla piazza. "Voi sapete che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti: sono Sommo Pontefice della Chiesa cattolica fino alle otto di sera, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra", ha detto ancora, per poi aggiungere: "ma vorrei ancora con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell'umanità".
Non è mancato, nella giornata di fine pontificato, l'ultimo messaggio via Twitter: "Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita", ha scritto Ratzinger ai tre milioni di fedeli-follower sparsi nel mondo. Il resto sono attestati di omaggio al Papa uscente da ogni angolo del pianeta. "Io e il presidente Obama vogliamo augurare ogni bene a Benedetto XVI e ringraziarlo per la sua leadership e tutto quello che ha fatto", ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry a Palazzo Chigi incontrando il premier Mario Monti. Alle otto di sera, a conclusione dell'era-Ratzinger, tra le grida "Viva il Papa" è stato chiuso il portone di Castel Gandolfo e la guardia svizzera è smontata dal servizio, sostituita dalla Gendarmeria vaticana. Il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in veste di Camerlengo, ha invece sigillato l'appartamento nel quale il Papa ha vissuto per quasi otto anni. E' stato apposto un sigillo fatto con un nastro adesivo robusto e con sopra il timbro della "sede vacante". Sigillato anche l'ascensore che conduce all'appartamento papale. E' l'inizio della "sede vacante". Domattina partiranno le lettere del cardinale decano Angelo Sodano per chiamare i porporati, lunedì 4 marzo, alle Congregazioni generali pre-Conclave. Già in programma domani consultazioni informali dei cardinali nell'Aula del Sinodo. Sempre più probabile che il Conclave per eleggere il nuovo Papa si apra, nella segretezza della Sistina, l'11 marzo.



L'ultima udienza di Papa Benedetto XVI - il saluto di piazza San Pietro - IL VIDEO





I 7 anni, 10 mesi e 9 giorni di Papa Ratzinger


E' il primo Papa da secoli che rinuncia al pontificato, ma non sarà ricordato solo per questo. Anche se è troppo presto per tracciare bilanci del "regno" di Benedetto XVI, i sette anni, 10 mesi e 9 giorni in cui ha seduto sul Soglio di Pietro non si connotano per le "dimissioni", un gesto che, peraltro, potrebbe portare a medio termine a sviluppi di rilievo nella storia della Chiesa. Joseph Ratzinger è un teologo che, diventato Papa, ha assunto con determinazione il compito di riformatore, ma che non ha mai perso di vista l'obiettivo vero del suo "regno": riportare la fede in Cristo al centro della vita della Chiesa e dell'uomo secolarizzato.
Da riformatore ha innovato profondamente la legge della Chiesa per quanto riguarda la trasparenza finanziaria e la lotta agli abusi del clero; in questo ultimo campo portando a compimento l'azione intrapresa da almeno dieci anni, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a partire dalla centralizzazione dei dossier in Congregazione, per impedire insabbiamenti da parte delle chiese locali. La rinuncia al pontificato è giunta in un momento di relativa tranquillità per la Chiesa, dopo mesi burrascosi, e proprio dopo che erano superati l'acme sia di Vatileaks che degli scandali della pedofilia in alcuni Paesi europei, particolarmente l'Irlanda. Benedetto XVI non è fuggito davanti al pericolo, come aveva promesso al suo biografo Peter Seewald che nel 2010 gli chiedeva lumi sulla possibilità che un papa lasciasse il pontificato. Lascia comunque qualche dossier in sospeso al suo successore, in particolare quello sui lefebvriani, e chissà se il prossimo papa vorrà riaprirlo, e quello di Vatileaks, su cui la commissione dei tre cardinali è impegnata a consegnare la relazione soltanto al nuovo pontefice. In questi anni il figlio di un poliziotto bavarese diventato guida di un miliardo di cattolici nel mondo ha incontrato milioni di persone; ha compiuto 24 viaggi internazionali prima sulle orme di Wojtyla e poi costruendo la propria visione della geografia universale della Chiesa. Ha scritto tre encicliche per dire che l'amore e la speranza non sono qualcosa, ma qualcuno, cioé Cristo, e per rinnovare la dottrina sociale di fronte a una crisi finanziaria globale. Ha pubblicato il libro Gesù di Nazaret per mostrare che la fede non è un elenco di proibizioni ma un rapporto di amicizia col Dio fatto uomo. Ha creato 84 nuovi cardinali in rappresentanza di tutti i continenti, per manifestare l'attenzione della Chiesa per tutta l'umanità, e nell'ultimo concistoro, lo scorso novembre, non ha dato la berretta a nessun europeo. Ha invocato pace e giustizia per il mondo, anche dalla tribuna dell'Onu durante il trionfale viaggio negli Stati Uniti del 2008, ha levato la voce in difesa dell'Africa, ha scritto una lettera ai cattolici cinesi, guardando sia ai cattolici del grande paese asiatico che al tema universale della libertà religiosa.
E' entrato nelle sinagoghe di Colonia e New York e nella moschea blu di Istanbul. Con il viaggio in Turchia alla fine del 2006 ha ricucito i rapporti con il mondo islamico, raffreddatisi dopo la "lectio magistralis" a Ratisbona, del settembre precedente, con la infelice citazione da Manuele Paleologo contro Maometto. Con il "motu proprio" "Summorum pontificum" del 7 luglio 2007 ha liberalizzato la messa in latino sperando di sottrarre i tradizionalisti ai lefebvriani, ma finendo per scontentare i cattolici, sia "progressisti" che "conservatori", che gli ebrei, questi ultimi per le parole latine della preghiera per gli ebrei del venerdì santo. Ha affrontato con grande determinazione il riemergere dello scandalo dei preti pedofili in Europa e in Irlanda, nel 2009-2011, imprimendo una svolta nella coscienza e nella legge della Chiesa nei confronti di questi crimini. Uguale determinazione nel cercare la verità sulla fuga di documenti riservati dal Vaticano e dalla sua stessa scrivania, che ha funestato la prima parte del 2012. Domani si conclude un papato in continuità dottrinale con quello del polacco Wojtyla, secondo la volontà dei cardinali che il 19 aprile 2005 elessero l'arcivescovo bavarese. Un papato che ha permesso a Ratzinger di sfatare l'immagine negativa di un'opinione pubblica che, in Vaticano ma anche in Germania, lo descriveva come il "panzerkardinal', radicalmente conservatore, rigido, freddo e scostante. Chi lo conosceva personalmente sapeva che tale immagine era completamente falsa, perché il teologo divenuto papa era uomo sorridente, cordiale nelle relazioni personali e capace di attento ascolto di qualsiasi interlocutore. Forzando la propria timidezza innata Benedetto XVI ha imparato a rapportarsi anche ai gruppi e alle folle in modo efficacissimo.
Il fine intellettuale bavarese non è mai caduto nella tentazione di imitare l'ingombrante predecessore. Il primo anno di regno Benedetto XVI - nome scelto in ricordo del fondatore del monachesimo occidentale e del papa che condannò la prima guerra mondiale come 'inutile strage' - lo ha passato a tagliare il cordone ombelicale con papa Wojtyla: soprattutto con il primo viaggio internazionale a Colonia dove Wojtyla aveva convocato i ragazzi per la Giornata mondiale della gioventù, e con quello in Polonia, patria di Giovanni Paolo II. Per comprendere il pontificato di Benedetto XVI resta sicuramente centrale il suo primo discorso alla curia riunita per gli auguri natalizi, il 22 dicembre del 2005. Partendo dalle celebrazioni per i quaranta anni della conclusione del Concilio Vaticano II, Benedetto XVI ha contrapposto la "ermeneutica della discontinuità e della rottura" alla "ermeneutica della riforma". Le due interpretazioni del Concilio, ha detto, si sono trovate a confronto e hanno litigato fra loro, l'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti". La prima "non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass media e anche di parte della teologia moderna" ma "rischia di far finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa conciliare".
E il Concilio, con la celebrazione del 50.mo anniversario e la proclamazione di un Anno della fede centrato sulla nuova evangelizzazione, ha connotato l'ultimo anno di regno di Benedetto XVI. Eletto il 19 aprile 2005, al termine di un rapido conclave, con solo quattro votazioni, il giorno successivo nell'omelia della messa con i cardinali elettori papa Ratzinger espone, in latino, una sorta di 'manifesto' del pontificato, centrandolo su impegno per ecumenismo, collegialità, dialogo con il mondo e con i giovani. Tra i primi atti del pontificato, il 13 maggio, l'annuncio della apertura immediata della causa di beatificazione di Wojtyla, senza attendere i cinque anni dalla morte, e la nomina del suo successore come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dell'americano William Levada. Il 29 maggio, primo viaggio apostolico del pontificato, a Bari, per il congresso eucaristico nazionale. Il 9 giugno incontra i leader dell'ebraismo mondiale e afferma "mai più shoah ed antisemitismo, continuerò il dialogo". Il 24 giugno é al Quirinale, in visita di Stato alla nazione di cui è primate, e chiede che l'Italia non rinneghi la propria eredità cristiana. La prima estate del pontificato registra alcuni incontri "difficili": il 26 agosto con la scrittrice Oriana Fallaci, il 29 agosto con i lefebrviani scismatici e il 23 settembre con il teologo ribelle Hans Kung. Il 2006 si apre con la pubblicazione, il 25 gennaio, della prima enciclica, la 'Deus Caritas est' , sui temi dell'amore e della giustizia. Il documento, che si articola in due parti, una più teologica e una più concreta, dà l'impressione di una struttura un po' disarmonica. La prima sezione è di mano interamente papale, di gran respiro teologico.
La seconda ha un approccio più pratico e riprende una intenzione di papa Wojtyla, forse addirittura dei suoi appunti o un suo schema. Nelle prime pagine Ratzinger spiega di aver scelto l'amore come tema della sua prima enciclica perché viviamo in un mondo in cui Dio vuole dire spesso "vendetta o persino con il dovere dell'odio e della violenza". Nella sezione sulla carità sociale Benedetto XVI ha parole molto dure verso quegli Stati che non agiscono secondo giustizia e li paragona a "una banda di ladri". Il 14 febbraio successivo il Papa conferma il card. Ruini alla presidenza della Cei, dove il porporato emiliano siede da 15 anni. Il Papa tedesco sarà sempre in sintonia con i vescovi italiani e con la Cei, anche dopo l'avvicendarsi alla presidenza, nel marzo 2007, dell'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco. Nel suo intervento al convegno ecclesiale nazionale di Verona, nell'autunno del 2006, traccerà le linee della presenza cattolica nella società italiana, in totale sintonia con l'episcopato. Non cesserà poi, nei viaggi in Italia, di invitare i cattolici a formare una nuova generazione di persone impegnate nella società e nella politica, al servizio del bene comune. La sempre annunciata riforma della curia romana non si farà mai in modo radicale: la rinuncia al pontificato vorrà dire qualcosa anche contro gigantismi e personalismi sempre in agguato nelle burocrazie? Papa Ratzinger in curia ha uomini che conosce personalmente e di cui si fida in posti chiave, come, nel giugno 2006, Tarcisio Bertone alla segreteria di Stato. Il 2007 si ricorda in particolare per il motu proprio "Summorum pontificum" del 9 luglio che liberalizza la messa in latino e per la lettera ai cattolici cinesi del 30 giugno, in cui il Papa tende una mano al governo di Pechino, pur mettendo nero su bianco le difficoltà della Chiesa in Cina e in genere del popolo cinese. E il 30 novembre esce la seconda enciclica del pontificato, la Spe salvi (Nella speranza siamo stati salvatì, uno dei testi più belli e profondi del pontificato ratzingeriano.
Anche il 2008 sarà per i Papa pieno di gesti di attenzione verso la Cina, dall'ospitare in Vaticano un concerto della Orchestra filarmonica di Pechino e cinquecento cinesi, ai reiterati appelli a sostegno del Paese colpito dal terremoto. Con la Giornata mondiale di preghiera per la Cina, indetta per il 24 maggio proprio nella Lettera del 2007, e in diverse altre occasioni Benedetto XVI continuerà a chiedere libertà religiosa per i cinesi. Il 2009 si ricorda per il riequilibrio nel suo magistero, della materia teologica - prevalente fino a quel momento - con quella sociale, grazie al viaggio in Africa (marzo) e all'enciclica Caritas in veritate (luglio). In Camerun e Angola Benedetto XVI ha parole profetiche per il riscatto del grande continente malato e per le responsabilità dell'Occidente nei confronti di questo. Il viaggio "passa" a livello mediatico solo per la polemica sul preservativo, ma in realtà Benedetto XVI ha detto per l'Africa, anche nel successivo viaggio in Benin, a novembre 2011, le parole più incisive di qualsiasi altro leader mondiale. Nella enciclica riafferma con forza la destinazione universale dei beni della terra e critica con precisione le cause della crisi finanziaria mondiale. Il 2009 è anche l'anno del viaggio in Terra Santa, ricchissimo di spunti per il rapporto con ebraismo e islam e di risvolti politico diplomatici nei rapporti con Israele e con l'Autorità nazionale palestinese. Il 2010, anno per certi versi orribile, si ricorda per l'incontro a Malta con alcune vittime di preti pedofili in cui il Papa si commuove insieme a queste, e si conclude con la "Luce del mondo", libro-intervista in cui Benedetto XVI parla a ruota libera di sé e del pontificato, senza censurare le domande né rivedere le risposte. Il 2011 vede la pubblicazione della seconda parte del Gesù di Nazareth, una sempre più determinata azione contro la pedofilia e la beatificazione di Giovanni Paolo II, primo caso in epoca moderna di un papa che beatifichi il suo predecessore. Con la beatificazione Benedetto XVI ha ulteriormente assunto su di sé lo stesso sforzo del papa polacco di recuperare la Chiesa al mondo globalizzato, e al mondo l'interesse per Dio.
Ha compiuto un ulteriore passo per colmare un vuoto che ai cattolici poteva appariva incolmabile, facendo di Karol Wojtyla non una figura del passato, ma un modello di vita, non una star, ma un santo. La beatificazione di Wojtyla si inserisce nella convinzione di Ratzinger che il mondo globale aspetti proposte di qualità che parlino all'intelligenza, ma che siano traducibili in esperienze di vita, una convinzione che spiega tutto il pontificato ratzingeriano. Il 2012, l'anno di Vatilieaks, ha portato anche la terza parte del Gesù di Nazaret sui vangeli dell'infanzia, il cinquantenario del Concilio, l'inizio dell'Anno della fede e il sinodo, anche questo sulla nuova evangelizzazione. Eletto a 79 anni e consapevole di non avere troppe energie da spendere, Benedetto XVI non ha comunque rinunciato al pontificato itinerante affermato da Wojtyla, e si è concentrato su non molti viaggi internazionali, anche qui perfezionando il proprio approccio alle folle e il proprio proporsi alla opinione pubblica mondiale, sia cattolica che non. Alla "politica internazionale" di Ratzinger inoltre hanno contribuito non solo i viaggi, ma anche numerosi interventi rivolti al Corpo diplomatico o alle istituzioni, in cui è risaltata l'importanza attribuita dal Papa alla questione ecologica e ambientale. Sembra che sia stato il viaggio a Cuba del marzo 2012, un successo che gli è però costato un immenso dispendio di forze, e il timore di non farcela a sopportare la trasferta a Rio, il prossimo luglio, per la Giornata mondiale della gioventù, a spingerlo a rinunciare al pontificato, con il venir meno negli ultimi mesi delle forze fisiche dell'anima.

Fonte: Ansa
fonte: ANSA   postato da: Nuccio  


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